Chirurgia estetica nell’occhio del ciclone anche in Gb

Dopo le critiche sul mercato italiano, dove il neo presidente Rai Tarantola ha pressochè anticipato potenziali revisioni del palinsesto televisivo, al fine di evitare che il corpo delle donne (e in particolar modo la promozione “facile” di interventi di chirurgia estetica plastica) venga utilizzato in maniera non opportuna anche all’interno dei contenitori mattutini – i tempi per il settore sono piuttosto difficili anche in Gran Bretagna.

Qui, infatti, ha preso il via una vera e propria revisione dell’industria della chirurgia estetica, con l’obiettivo di contrastare il modo in cui vengono promosse alcune operazioni di chirurgia plastica (ritenuto “immorale”) e gli scarsi controlli che hanno condotto allo scandalo delle protesi mammarie difettose Pip, con silicone non sanitario.

A fare il punto su quanto sopra è stato, negli ultimi giorni, il direttore medico del National Healt Service (il Servizio Sanitario Nazionale) britannico, Bruce Keogh, che intervistato dal Telepgraph ha dichiarato come vi sia necessità di un registro centrale per poter spere chi si è sottoposto all’impianto di protesi Pip, poiché non sarebbe possibile nascondere le difficoltà avute dai medici per identificare le pazienti dopo lo scandalo.

Non solo: secondo Keogh sarebbe necessario lavorare “per capire come l’industria protegge i pazienti”, poiché nel caso di quella cosmetica si tratta di una vasta gamma di settori, che prevedono procedure più o meno invasive. “Dal mio punto di vista” – afferma il direttore – “dovrebbero essere sempre certi che quel che viene iniettato o impiantato nel loro corpo rispetta dei criteri di sicurezza, che chi effettua la procedura è qualificato per farlo e che c’è un processo regolatorio che garantisce tutto questo”.

A preoccupare il Servizio nazionale è soprattutto la presenza di offerte promozionali a tempo (che non danno, pertanto, molto tempo ai pazienti per riflettere), o quelle 2×1, che poco si addicono al settore.